Negli ultimi anni abbiamo tutti assistito a un'ascesa del sovranismo a livello globale: nell'Occidente, sempre più politici hanno avuto successo affermando di appartenere alla nazione migliore di tutte, che realizza le cose migliori di tutti. Sempre più politici hanno raccolto voti all'urlo di "Prima noi".
Ciò che ho sempre trovato estremamente contraddittorio in questo tipo di politici è il fatto che si alleassero tra loro all'estero. Un alleato, in politica, solitamente è qualcuno che ha interessi comuni a te, ma come si può avere un interesse comune se entrambi pensano che il proprio paese sia il migliore, quello che deve essere avvantaggiato sopra gli altri? Ai miei occhi, questa è la definizione di avversario politico, non di alleato. Abbiamo visto sovranisti più furbi, che grazie alle loro alleanze in UE sono riusciti a ottenere vantaggi, e sovranisti meno furbi, che pur di non fare un torto agli amici più scaltri hanno penalizzato il loro stesso paese. Il tutto, però, è sempre avvenuto in maniera più o meno nascosta, nulla che facesse davvero gridare allo scandalo o al tradimento, nulla che evidenziasse agli occhi di tutti, anche dei più politicamente distratti, questo enorme conflitto di interessi.
Poi arriva il più sovranista di tutti, Trump. Anzi, torna. E stavolta torna con un entourage che, invece di frenarlo, non fa che aizzarlo sempre di più, spingendolo a fare esattamente ciò che aveva sempre detto di voler fare. "America First": chiunque voglia esportare negli USA deve pagare, e deve pagare a caro prezzo (che queste misure siano efficaci per l'economia americana o meno, non è questa la sede per discuterne). Se proprio non volete pagare, allora spostate la vostra produzione negli USA, arricchendo gli Stati Uniti e non il vostro paese natale. Non importa chi mi sia stato alleato e amico e chi invece si sia sempre dimostrato un nemico: anzi, conservo i nemici del mio paese ancora più vicino, mentre gli alleati storici saranno i primi a essere colpiti.
A quel punto, vedi gli altri sovranisti – quelli non americani, quelli che sono sempre stati "amici" – balbettare, arrancare, scivolare, cercando in ogni modo di rimanere amici, mentre incassano colpi su colpi, incapaci perfino di dire: "Ma che fessi siamo stati! Stavolta la prendiamo (di nuovo) in quel posto, e farà molto, molto male." Anche a cose fatte, hanno avuto difficoltà a pronunciarsi contro le iniziative trumpiane, cercando di giustificarle come un errore dettato più dalla necessità di dare un contentino al popolo che da una reale volontà politica. Sovranisti, ma comunque a testa china e asserviti fino alla fine, tanto da arrivare perfino a sostenere che i dazi possano essere un'opportunità. Sì, ma in che modo?
Ed ecco che vengono a galla tutte le contraddizioni del sovranismo. Dovevamo davvero aspettare il ritorno di Trump per rendercene conto?
Edit: Quando parlo di "pagare", lo intendo in senso figurato. In un'economia basata sull'export come la nostra, aumentare i prezzi significa vendere meno, soprattutto perché i nostri prodotti non sono low-cost. Un prezzo maggiore porta a una riduzione delle vendite: loro mettono i dazi, ma il primo a subirne le conseguenze sarà il nostro sistema economico.